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lunedì 2 agosto 2010

Bologna, un boato che ancora continua


Ci risiamo. Altra data, altra pagina nera della storia del nostro Paese. E il colore nero, lo dico subito, non è riferito alla presunta matrice terroristica che ha causato la strage di Bologna, quanto piuttosto a un malcostume tutto italiano che, a seconda dei casi e dei momenti storici, decide che sia opportuna una verità politica più che giudiziaria.

domenica 22 novembre 2009

Muse live... spettacolo nello spettacolo!



La giornata è iniziata presto, molto più presto di ogni altra giornata di concerto in passato. Alle 13 eravamo già davanti ai cancelli del FutureShow Station di Casalecchio di Reno (BO), preceduti da una cinquantina di ragazzi. L'attesa è stata lunga, cinque ore passate tra un pasto al Mc di fronte al palazzetto e un giro per i negozi. Poi però il calare del sole ci avverte che è tempo di tornare ai cancelli e alle 19 siamo dentro: le ragazze in prima fila - e non poteva essere che così! - io e un mio amico poco più dietro. Gambe già rotte, schiena a pezzi, ma l'avvicinarsi dell'inizio del concerto anestetizza la fatica. Il gruppo di supporto non è male: gran baccano, parole incomprensibili, giusto per tirare le 20.30. Poi ci siamo: partono i 60 secondi più emozionanti, quelli cioè tra quando si spengono le luci del palazzetto, parte il boato del pubblico e arriva la prima nota che scatena un secondo, più forte, boato di gioia.

domenica 4 ottobre 2009

L'Italia che dimentica


Il titolo di questo post doveva essere L'Italia dimenticata, ma poi mi sono reso conto che sarebbe stato banale. I misfatti che ogni giorno avvengono nel nostro paese, volutamente con la lettera minuscola, ci hanno assuefatto. I politci disonesti sono diventati un luogo comune, l'aria inquinata un dato di fatto, i morti nelle stragi (Ustica, Italicus, Moby Prince, Piazza Fontana, Stazione di Bologna e avanti così) un inevitabile dazio da pagare nell'ambito di una guerra senza vincitori nè vinti.

E noi italiani protestiamo, ci indignamo, ci ammucchiamo nelle piazze dietro slogan riciclati e lanciamo insulti e maledizioni. Poi ci sono quelli che avrebbero tutti i motivi per essere arrabbiati, i parenti delle vittime, i truffati, i malati e i deboli, ma loro hanno ben altro cui pensare che scendere nelle piazze. Loro sono l'Italia dimenticata, ma forse è un bene che uno stato come quello italiano si dimentichi di loro: hanno già sofferto abbastanza.
E allora se da una parte c'è questa Italia che piange, dall'altra c'è quella che grida. E' appunto l'Italia che dimentica, è l'Italia che vuole restare com'è perchè crescere significa fatica. E' l'Italia che attende una nuova tragedia per potersi lamentare e imprecare, cercando a tutti i costi un nome, un partito o un'idea da colpevolizzare. E già c'è chi sta contandosi i soldi in tasca, freschi freschi di tragedia. Soldi che puzzano di morte.