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lunedì 2 agosto 2010

Bologna, un boato che ancora continua


Ci risiamo. Altra data, altra pagina nera della storia del nostro Paese. E il colore nero, lo dico subito, non è riferito alla presunta matrice terroristica che ha causato la strage di Bologna, quanto piuttosto a un malcostume tutto italiano che, a seconda dei casi e dei momenti storici, decide che sia opportuna una verità politica più che giudiziaria.

lunedì 19 luglio 2010

L'Italia ha bisogno di eroi


Ci sono date che restano scolpite nella storia di un paese perchè il segno che hanno lasciato non si cancellerà mai. Ogni paese ha le proprie, l'Italia forse ne ha più d'una. Negli Stati Uniti il 22 novembre del 1963, con l'assassinio di John Kennedy, ha segnato il momento più buio del dopoguerra, perchè si capì che il cambiamento non era possibile se non a costo della vita. Così l'11 settembre 2001 ha aperto gli occhi agli americani sulla loro fragilità e impotenza di fronte al terrorismo. In Italia ci sono tante date che difficilmente si potranno dimenticare: 27 giugno 1980, strage di Ustica; 2 agosto 1980, stazione di Bologna; 23 maggio 1992, strage di Capaci; 19 luglio 1992, strage di via d'Amelio.

domenica 27 giugno 2010

Canto per Ustica


Ottantuno voci, bisbigli, grida, sospiri... che attendono giustizia. Il 27 giugno 1980 un DC9 della compagnia aerea Itavia si inabissa al largo dell'isola di Ustica, portando con sè 77 passeggeri e quattro membri dell'equipaggio. Incidente? Cedimento strutturale? Attentato? Molte le ipotesi, nessuna verità.

domenica 4 ottobre 2009

L'Italia che dimentica


Il titolo di questo post doveva essere L'Italia dimenticata, ma poi mi sono reso conto che sarebbe stato banale. I misfatti che ogni giorno avvengono nel nostro paese, volutamente con la lettera minuscola, ci hanno assuefatto. I politci disonesti sono diventati un luogo comune, l'aria inquinata un dato di fatto, i morti nelle stragi (Ustica, Italicus, Moby Prince, Piazza Fontana, Stazione di Bologna e avanti così) un inevitabile dazio da pagare nell'ambito di una guerra senza vincitori nè vinti.

E noi italiani protestiamo, ci indignamo, ci ammucchiamo nelle piazze dietro slogan riciclati e lanciamo insulti e maledizioni. Poi ci sono quelli che avrebbero tutti i motivi per essere arrabbiati, i parenti delle vittime, i truffati, i malati e i deboli, ma loro hanno ben altro cui pensare che scendere nelle piazze. Loro sono l'Italia dimenticata, ma forse è un bene che uno stato come quello italiano si dimentichi di loro: hanno già sofferto abbastanza.
E allora se da una parte c'è questa Italia che piange, dall'altra c'è quella che grida. E' appunto l'Italia che dimentica, è l'Italia che vuole restare com'è perchè crescere significa fatica. E' l'Italia che attende una nuova tragedia per potersi lamentare e imprecare, cercando a tutti i costi un nome, un partito o un'idea da colpevolizzare. E già c'è chi sta contandosi i soldi in tasca, freschi freschi di tragedia. Soldi che puzzano di morte.